Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, recensione Pc - IlVideogioco.com


Con il recente debutto di Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin prosegue un 2021 che volente o nolente ha visto Capcom tra i principali protagonisti. E così, dopo Monster Hunter Rise e Resident Evil Village (qui la nostra recensione), eccoci qui a parlare del sequel di Monster Hunter Stories. Spin-off dell’omonima serie dedicata alla caccia di mostri di ogni forma e dimensione che esordì in Europa nel 2017 su 3DS. Per poi approdare, l’anno successivo, su iOS e Android.

In questo filone, parallelo al franchise che a partire dal 2004 ha fatto appassionare milioni di giocatori di tutto il mondo alla caccia di mostri, il focus è assai diverso. Essi infatti vengono allevati, al fine di cavalcarli e combattere al loro fianco (similmente a quanto avviene in Pokèmon, per intenderci). E così alla figura dell’indomito “hunter” si contrappone quella del “rider”. Dell’umano che con i mostri, qui definiti affettuosamenti “monstie”, cerca di entrarci in sintonia.

A differenza di Rise, del quale la versione Pc verrà rilasciata nel 2022, Capcom in questo caso ha (fortunatamente) optato per un lancio simultaneo su Switch e sullo store di Valve. Perciò vi lasciamo ora alla recensione della versione Steam di Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin. Buona lettura.

UNA LUCE SCONVOLGENTE

Pur essendo nominalmente un sequel, Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin può essere tranquillamente giocato e fruito anche senza essere passati dal primo capitolo. Per quanto, nel corso del gioco, non manchino diversi riferimenti ad avvenimenti precedenti. Senza contare la presenza (o meglio, il ritorno) di personaggi storici quali il “leggendario” felyne Navirou. Il quale anche stavolta ci accompagnerà nel nostro viaggio.

Tutto ha inizio nel villaggio di Mahala, nell’isola di Hakolo. Un luogo “tropicale” e accogliente, dove i mostri (in particolar modo i Rathalos) vengono non solo trattati con umanità e rispetto, ma persino venerati. Si tratta infatti della patria dei rider, che a differenza dei cacciatori instaurano un legame con coloro che poi vengono definiti monstie. Ciò avviene grazie alla pietra del legame, che consente proprio di ammansire i mostri selvatici con cui potrà essere stretto un rapporto.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Su quanto successo al villaggio emergono da subito diversi interrogativi, ai quali dovremo dare risposta nel corso dell’avventura

Per prima cosa ci verrà chiesto di creare un personaggio, del quale dovremo scegliere sesso e fattezze attraverso un editor non particolarmente generoso di opzioni, ma comunque essenziale. Da lì ci ritroveremo poi in una tipica festa al villaggio di Mahala, con il buio della sera che viene rischiarato dalla luce dei fuochi che danzano vorticosamente. Tutto procede tranquillamente fino all’apparizione di una strana luce rossastra dall’oceano, che in qualche modo “scatena” la fauna dell’isola.

I Rathalos tanto venerati nell’atollo spiccano il volo a stormi, allontanandosi il più possibile. Parallelamente una ragazza wyverniana, Ena, riceve un uovo dal leggendario Rathalos Guardiano, a cui i cacciatori (fino a quel momento i buoni rapporti con i rider) stanno inspiegabilmente dando la caccia. Dopo essere diventati rider a nostra volta, inizierà così l‘avventura nella quale dovremo scoprire l’origine di questo strano fenomeno che fa infuriare i mostri mettendo a repentaglio l’equilibrio dell’ecosistema. Il tutto sulla scia di nostro nonno, Red, un leggendario rider scomparso anni prima.

JRPG SCUOLA CAPCOM

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
I mostri selvatici influenzati “da quella strana luce” si dimostreranno insolitamente aggressivi

Al netto dei diversi miglioramenti e delle meccaniche rifinite che scopriremo nel corso della recensione, non è sbagliato definire Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin un “more of the same” del primo capitolo. Si tratta infatti di un jrpg a tutti gli effetti, inserito nella cornice di uno pseudo open world. Combattimento a turni, libera esplorazione del mondo di gioco (diviso in aree) in sella al monstie di turno e via discorrendo.

I principi basilari del combattimento sono gli stessi del predecessore. Abbiamo un sistema stile “sasso, carta, forbici”, dove vi sono tre tipologie principali di attacco: Potenza (rosso), Tecnica (verde) e Velocità (blu). Nel caso in cui dovessimo usare lo stesso attacco dell’avversario, ci sarà un “testa a testa” dove entrambi riceveremo danno, proporzionalmente alle rispettive statistiche.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
I principi del combattimento a turni saranno semplici da capire, ma poi scopriremo la profondità strategica del tutto

Portando a segno attacchi in maniera vincente sarà possibile, come da tradizione, concentrare energia nella pietra del legame. La quale, una volta carica, ci permetterà di sferrare attacchi speciali devastanti. Parte dell’energia che accumuleremo potrà anche essere utilizzata per far ricorso a varie abilità, sia da parte di noi rider che dei monstie che comporranno la nostra squadra.

Un team che normalmente potrà annoverare fino a sei monstie, a eccezione delle speciali missioni cooperative dove ciascuno dei due giocatori potrà contare su sole tre creature. E’ bene mettere in chiaro che vincere negli scontri non dipenderà dalla mera fortuna, bensì dalla conoscenza dei mostri. Dopotutto le loro abitudini, le abilità e in generale gli attacchi saranno ripresi in tutto e per tutto dalla ricca tradizione “venatoria” del franchise.

L’IMPORTANZA DELLE TRADIZIONI

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Ena ci affiderà l’uovo del Rathalos Guardiano, dove dalla creatura che ne uscirà dipenderanno le sorti del mondo

Per quanto gli strumenti interni a Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin consentano anche a un completo novizio di apprendere tutto il necessario, non c’è dubbio che una conoscenza pregressa del franchise costituirà un vantaggio. Non solo permetterà di godersi al meglio tutte le chicche e i numerosi riferimenti al capitolo precedente e in generale alla serie, ma ci permetterà anche di combattere al meglio, fin da subito.

Per chi viene da un Monster Hunter World (e relativa espansione Iceborne), o per chi semplicemente ha avuto modo di cacciare i mostri in precedenza…  “Leggere” il combattimento, prepararsi in anticipo alle mosse avversarie ecc sarà decisamente più semplice. Dopotutto la capacità da parte di Capcom di adattare la freneticità della serie “ordinaria” a un sistema di combattimento a turni è e rimane impressionante.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Con la Monstipedia potremo accedere a tutte le informazioni che contano sui mostri che avremo incontrato

Oltretutto rispetto al predecessore c’è una meccanica aggiuntiva tutt’altro che irrilevante, cioè la possibilità di prendere di mira specifiche parti dei mostri per poi romperle. Tagliare la coda a una Rathian, rompere le corna a un Diablos e così via ci permetterà da una parte di impedire da parte loro l’esecuzione di attacchi particolarmente ostici. Dall’altra potremo mettere le mani su ricompense aggiuntive a fine combattimento.

Non a caso le armi sono passate da 4 a 6 in totale. Spadone e spada e scudo per danni da taglio, martello e corno da caccia per danni da impatto e infine arco e lancia-fucile per danni da perforazione. A seconda della parte di mostro presa di mira l’efficacia di un determinato tipo di attacco potrà cambiare radicalmente. Il combattimento a turni targato Capcom raggiunge così nuovi livelli di profondità strategica.

CONTRO TUTTO E TUTTI

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
In alcune occasioni verremo affiancati sia da altri rider che da cacciatori (i quali non avranno monstie con sé)

Come abbiamo accennato in precedenza, Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin prevede una ricca componente multigiocatore. A un certo punto della storyline infatti sbloccheremo sia la possibilità di intraprendere speciali missioni cooperative (che avranno ricompense altrettanto speciali), sia quella di partecipare a tornei e in generale scontrarci con altri giocatori, e relativi monstie.

Tali combattimenti presenteranno alcune piccole differenze, alle quali verremo preparati già nel corso della trama principale. La quale conquista nuovi livelli di maturità e profondità narrativa (pur senza raggiungere chissà quali livelli di eccellenza) rispetto ai toni e allo stile “fanciullesco” del predecessore. Le vicissitudini che ruoteranno attorno alla leggenda del “Ratha Tagliente” e delle Ali della Distruzione scorrerranno piacevolmente tra un combattimento e l’altro.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Durante la storia dovremo proteggere il cucciolo di Ratha Guardiano anche da altri rider “malvagi”

Il tutto nel novero di una narrazione con parecchi alti, ma anche qualche basso. Non tanto per la presenza di alcuni clichè che renderanno “prevedibile” l’esito di alcune situazioni. Quanto invece per la difformità che tavolta finirà con l’emergere durante l’esecuzione degli intermezzi. Pensiamo per esempio ai flashback riguardanti il passato di Avinia, altra rider già incontrata nel primo capitolo.

Essi saranno tra i pochi intermezzi a prevedere delle “semplici” schermate con annesse linee di dialogo. Davvero un peccato visto che per la maggior parte del tempo sembrerà di vedere un anime vero e proprio. Le cutscene infatti risultano curatissime, anche a livello di regia, con un doppiaggio (noi consigliamo ovviamente quello originale giapponese) davvero di ottima qualità.

UN GIOCO NEL GIOCO

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
A ogni “livrea” di un uovo corrisponde un mostro specifico; col tempo le impareremo

Già il sistema di combattimento a turni ricorderà ai più quello di Pokèmon, per quanto strutturalmente parlando siano veramente diversi tra di loro. Tuttavia Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin presenta davvero un paio di elementi che non lasciano spazio a dubbi in tal senso. Il primo riguarda l’esplorazione. Nelle numerose aree (di varia grandezza) ci saranno luoghi più e meno nascosti irraggiungibili.

A meno di non possedere un monstie avente “l’abilità in sella” adatta per l’occasione. Un Basarios che scava un tunnel, uno Yan Kut-Ku che spacca un enorme masso ecc. Un fatto che ricorda decisamente proprio le MN (macchine nascoste ndr) di Pokèmon. La seconda “somiglianza” è invece più astratta, e riguarda l’esistenza di una vera e propria costola indipendente, interna al gioco stesso.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Disponendo i geni con criterio (anche in base al loro tipo) otterremo bonus davvero utili in battaglia

Stiamo parlando dell’allevamento e della personalizzazione dei monstie al fine di farli combattere tra loro, soprattutto in multigiocatore. Dopo aver individuato in giro per la mappa una tana (normale o “rara”), potremo entrare al suo interno e, tra le altre cose, raccogliere un uovo di mostro. Tanto più sarà pesante e dall’odore forte, migliore sarà il monstie (e i relativi geni) al suo interno.

Rispetto al predecessore è interessante notare come le possibilità di “manipolazione genetica” siano state ampliate. Attraverso il rituale sciamanico potremo come da tradizione trasferire un gene da un mostro all’altro, sia pure “sacrificando” nel processo il possessore originale del gene. D’altra parte però potremo dar vita a varianti di mostro originali, il cui aspetto varierà insieme alla natura elementale delle abilità attive.

UN VOLO ZAVORRATO

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
I diversi flashback ci permetteranno anche di conoscere nostro nonno Red, un’autentica leggenda tra i rider

Giocando alla versione Pc di Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin apparirà subito evidente il fatto di trovarsi davanti, sostanzialmente, a un porting della versione Switch. Un caso simile a quello di Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione Definitiva, che come in questo caso era lungi dallo sfruttare appieno le potenzialità tecniche dell’hardware ospitante.

Certo le prestazioni sono assolutamente granitiche, con un framerate che non ha mostrato incertezze in nessuna circostanza. Tuttavia ci si rende facilmente conto di quanto Capcom avrebbe potuto lasciarsi alle spalle i consistenti limiti hardware di Switch in quest’altra versione. Dove invece, e allo stesso modo, vi sono pop-up di mostri e vegetazione in lontananza, come anche una povertà sommaria di dettagli.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin
Con noi potremo portare fino a tre armi simultaneamente, da alternare con strategia durante i combattimenti

Per il resto la grafica in cel shading si conferma un vero gioiello, mentre il design generale adotta (al pari della narrazione di cui abbiamo parlato precedentemente) uno stile più “maturo” rispetto al passato. Con mostri e personaggi dai tratti più “seri” e meno caricaturali, che riempiranno orgogliosamente lo schermo per decine (se non centinaia) di ore. Oltretutto ci sono diversi elementi di gameplay davvero apprezzabili.

Come per esempio il fatto che i monstie di livello più basso rispetto al resto della squadra potranno contare su un bonus XP notevolmente maggiore. Questo consentirà di effettuare cambi in maniera indolore durante la storia, alla ricerca del team perfetto. Proprio come in passato tuttavia appaiono evidenti i limiti dell’IA. Laddove i compagni rider/cacciatori si dimostreranno mediamente in gamba, i monstie (che negli attacchi semplici agiranno in maniera indipendente) daranno viceversa luogo a “scivoloni” non da poco.

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin

DA AVERE SENZA RISERVE

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin è il degno proseguimento dello spin-off della serie principale che circa 4 anni non si limitò a riscuotere un ottimo successo. Ma dimostrò anche, da parte di Capcom, l’abilità di tirar fuori da un franchise marcatamente action un gioco di ruolo a turni incredibilmente ispirato e coerente. Difatti ci troviamo di fronte a un jrpg incredibilmente valido. Che tra le svariate e graditissime aggiunte ha finito tuttavia col portarsi dietro qualcuno degli storici limiti del primo capitolo.

Ciò che però appare davvero inspiegabile è però la scelta di non apportare miglioramenti tecnici rilevanti alla versione Pc. La quale si conferma, al netto dell’inattaccabile lato “prestazionale”, un mero porting della versione Switch. Detto questo non possiamo tuttavia esimerci dal consigliare calorosamente il gioco non solo agli appassionati della serie, ma anche a tutti gli amanti dei giochi di ruolo giapponesi. E’ dunque tempo di andare nuovamente a caccia di mostri. Insieme però ad altri mostri.



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