Diablo II: Resurrected, quando l’antico abbraccia il moderno ed è hype – Anteprima - IlVideogioco.com


Scrivere nel 2021 un’anteprima su Diablo II può sembrare anacronistico. Su questo gioco che non ha bisogno di presentazioni si sono scritti fiumi di parole, milioni di battute – magari pagate in visibilità o al prezzo di visualizzazioni – e si è scritto di tutto e di più. Questo classico titolo Blizzard, vero e proprio re degli Arpg in visuale isometrica, tornerà il 23 settembre su Pc e console grazie alla Diablo II: Resurrected, un remake che vuole riammodernare un gioco caro a milioni di appassionati. Notizia che ha già fatto alzare le palpitazioni a molti e l’obiettivo del colosso americano è molteplice: far conoscere il capolavoro uscito originariamente nel 2000 ai nuovi giocatori, farlo tornare ad amare ai vecchi estimatori e far si che queste due fasce del bacino di utenti possa aspettare insieme Diablo IV.

Diablo II è uno di quei titoli irrinunciabili per chi ama il fantasy, i giochi di ruolo d’azione, le atmosfere gotiche. Senza il primo capitolo e senza il secondo non sarebbero nati altri capolavori del genere.

Noi, come in tanti, abbiamo provato la open beta dello scorso fine settimana.

DIABLO II: RESURRECTED, UN TUFFO NEL PASSATO

Diciamo subito, per quello che abbiamo potuto provare in questa open beta – e che a meno di clamorosi autogol ritroveremo nella versione finale tra poco meno di un mese su Pc e console – che Diablo II: Resurrected ha un grande pregio. Blizzard ha coccolato il suo antico capolavoro salvaguardandone appieno – e non e facile – la grande atmosfera.

Un’atmosfera fatta dai toni tetri, da sapienti giochi di luce ed ombre, un gameplay dal ritmo compassato che va di pari passo con una narrazione cinematografica importante.

E tutto questo passando dal 2d al 3d. Dai pixel sapientemente utilizzati di 21 anni fa, ai poligoni modellati di questa nuova versione.

Il timore più grande era che Blizzard snaturasse il Re portandolo in 3d. Così non è stato. Nella open beta abbiamo rivisto le vecchie atmosfere di 21 anni fa dove tutto, ma proprio tutto, è al proprio posto.

QUANDO IL 3D NON FA RIMPIANGERE IL 2D

Siamo a metà percorso del nostro racconto della open beta di Diablo II: Resurrected. E come avrete capito, dal punto di vista tecnico, questa edizione è un vero e proprio remake che ha il merito di non far rimpiangere minimante quanto realizzato dagli sviluppatori oltre due decadi fa.

Erroneamente qualcuno in redazione aveva pensato ad un 2d riportato all’ennesima potenza. Ed anche questo era da mettere in conto. Blizzard ha, invece, realizzato un gioco interamente in 3d utilizzando le tecniche moderne.

Una mossa apparentemente semplice ma con grandi possibilità di fallimento perché è bene mettere in chiaro una cosa: non bisogna dare nulla per scontato. E se per noi, scrivere una semplice news può riservare cattive sorprese, per chi sviluppa le incognite sono ancora più congrue.

Ma quando abbiamo visto la stessa ambientazione classica riportare in tre dimensioni e con tutti i crismi tecnici che ora esistono in un gioco di fattura moderna abbiamo avuto quella sensazione rara di apprezzare una cosa antica riproposta in chiave moderna.

Lo ripetiamo: a nostro avviso non è facile ma sembra che Blizzard ci sia riuscita. Potremmo fare un parallelo calcistico. Il paragone tra Diablo II e Diablo II: Resurrected può reggere come quello tra il successo dei Mondiali del 1982 in Spagna a quello degli Europei 2021 in Inghilterra ottenuto nello stesso giorno: l’11 luglio a distanza di 41 anni.

Azzardato forse, perché il gioco uscirà solo il 23 settembre ma da quel che abbiamo visto possiamo esserne abbastanza certi.

NON MANCA NULLA IN DIABLO II: RESURRECTED

E quindi a Diablo II: Resurrected non manca nulla. Ma proprio nulla. C’è l’interfaccia con i classici caratteri, ci sono i ghirigori degli indicatori di vita e salute, le varie schede personaggio ed inventario (sempre ridottissimo) nel loro inconfondibile ed elegantissimo stile.

Isometrico in 3d da favola perché i poligoni sono molto definiti e non tolgono nulla alla poesia artistica dei pixel. Il gioco è una fotocopia dell’originale ma fatta con i crismi moderni.

Le emozioni di tornare a parlare con i cari personaggi conosciuti 21 anni fa è senza dubbio alta. E poterlo fare in alta definizione su uno schermo a 32 pollici senza rischiare ferite ai bulbi oculari per poter capire con certezza cosa si stia guardando è un valore aggiunto

Nondimeno come capita in molti giochi del genere è possibile tramite un pulsante alternare la visuale di Resurrected a quella originale. Con un vantaggio in più: se ricordate, la risoluzione di Diablo II non superava gli 800×600 pixel. E tale limine fu raggiunto tramite una patch.

Qui, si va a 1024×768 in formato 4:3 quando si decide di giocare con la grafica originale. Un miglioramento anche qui.

Diablo: II Resurrected

Animazioni pulite ed è spettacolare, ad esempio, assistere ad alcune morti di nemici che rilasciano le anime corrotte. Siamo su un altro pianeta. Su un’altra dimensione. E lo stesso discorso lo si applica agli effetti particellari. Fuoco, foschia, polvere, elettricità, ghiaccio, veleno e così via.

I filmati cinematici, infine, sono allo stato dell’arte. Non che avessimo dubbi: Blizzard è sempre stata maestra a realizzarli. E non sono semplicemente “ripuliti”.

UN SONORO GIÀ LEGGENDARIO E RIPULITO

Diablo: II Resurrected

Una piccola nota va anche al comparto sonoro. Ripulito con tutti i brani e le voci ripulite. E se nell’originale erano allo stato dell’arte anche in italiano, questa “pulitura” ha giovato ulteriormente.

PRATICAMENTE GIA’ PRONTO

Non vogliamo parlare di capolavoro annunciato perché rischieremmo di ridicolizzarci. Sappiamo che per quanto possa sembrare facile, però, non è semplice rifare un gioco (e che gioco) e trasformarlo, copiandolo minuziosamente passo dopo passo, in 3d per stare al passo coi tempi.

È chiaramente un’operazione che strizza l’occhio ai vecchi fan ed ai più giovani. Gli appassionati della prima ora e più giovani che aspettano Diablo IV potranno riassaporare il ritorno del Re. Blizzard lo sa bene. Ma sa anche che non può sbagliare.

Se sentono già in lontananza i rulli di tamburo perché il 23 settembre si avvicina: un mese vola. E l’attesa, febbrile per alcuni, sta per finire. Non vediamo punti deboli in questa produzione ed è già una produzione alla quale non si possono chiedere contenuti aggiuntivi. Non avrebbe senso in questo tipo di operazioni.

Il dovere dello sviluppatore è quello di migliorare e non snaturare quello che è uno dei patrimoni dei videogiochi. Per quello che abbiamo visto, Blizzard ci sta riuscendo se, come crediamo, raggiungerà la meta ci troveremo ad un gioiello che pur essendo nuovo di pacca non perderebbe il proprio fascino. E scusate se è poco.



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