SEGA Mega Drive Mini, presentati altri titoli

Sì, è proprio così. Capcom porterà alcuni suoi titoli sul SEGA Mega Drive Mini. Mega Man: The Wily Wars, in passato un’esclusiva di SEGA Channel nel Nord America, è una raccolta dei primi tre episodi di Mega Man, e troverà una nuova casa sul SEGA Mega Drive Mini. Ricordiamo che la console rievocativa sarà disponibile dal prossimo 19 settembre con 40 giochi.
Il Blue Bomber tuttavia, non sarà solo. Anche Street Fighter II: Special Champion Edition, uno dei più grandi giochi di combattimento di tutti i tempi, sarà incluso.
Inoltre, SEGA ha annunciato che il controller a 6 tasti sarà disponibile a fine agosto a 19,99 euro. Il controller sarà utilissimo.
A completare la lista, c’è anche Ghouls ‘n Ghosts. Per salvare le anime rubate dal diabolico Lucifero, il coraggioso cavaliere Arthur deve combattere contro orde di demoni; tutto ciò che si frappone tra lui e una morte certa sarà utile come armatura.

GALLERY





































Gli ultimi dieci giochi saranno svelati prossimamente.

I prossimi 10 titoli

1.        Mega Man: The Wily Wars
2.        STREET FIGHTER II’: SPECIAL CHAMPION EDITION
3.        Ghouls ‘n Ghosts
4.        Alex Kidd in the Enchanted Castle
5.        Beyond Oasis
6.        Golden Axe
7.        Phantasy Star IV: The End of the Millennium
8.        Sonic the Hedgehog Spinball
9.        Vectorman
10.      Wonder Boy in Monster World

Ecco i primi 20 titoli inclusi nel sistema, i restanti verranno annunciati nei prossimi mesi:

1.        Sonic the Hedgehog
2.        Ecco the Dolphin
3.        Castlevania: Bloodlines
4.        Space Harrier 2
5.        Shining Force
6.        Dr. Robotnik’s Mean Bean Machine
7.        ToeJam & Earl
8.        Comix Zone
9.        Altered Beast
10.      Gunstar Heroes
11.        Castle of Illusion
12.        World of Illusion
13.        Thunder Force III
14.        Super Fantasy Zone
15.        Shinobi III
16.        Streets of Rage 2
17.        Earthworm Jim
18.        Sonic the Hedgehog 2
19.        Contra: Hard Corps
20.        Landstalker
21.        Mega Man: The Wily Wars
22.        STREET FIGHTER II’: SPECIAL CHAMPION EDITION
23.        Ghouls ‘n Ghosts
24.        Alex Kidd in the Enchanted Castle
25.        Beyond Oasis
26.        Golden Axe
27.        Phantasy Star IV: The End of the Millennium
28.        Sonic the Hedgehog Spinball
29.        Vectorman
30.        Wonder Boy in Monster World.

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Mega Man 11, Recensione

Trentuno anni fa, il primo Mega Man approdava su Nintendo NES per la gioia di grandi e piccoli. Era il 1987, quando un androide difeso da un’armatura blu e dotato di un cannone sul braccio, andava ad affrontare pericoli più grandi di lui per il bene e la salvezza di tutta l’umanità. Mega Man 11, pubblicato da Capcom il 2 ottobre scorso per tutte le console di attuale generazione e Pc, torna a svecchiare il brand ad otto anni di distanza dall’ultima, ufficiale, pubblicazione su Wii, PS3 e Xbox 360.

NOSTALGIA CANAGLIA

La trama che ci intrattiene, fin dalle prime battute, è presto spiegata. Un nostalgico Dr. Wily, rievocando i tempi universitari, ripesca dal dimenticatorio un suo vecchio progetto, bocciato dagli accademici e bollato come “pericoloso”. Memore delle potenzialità offerte da quell’acerbo progetto, l’infingardo torna a far danni impiantandone una sua diretta evoluzione tra i circuiti di alcuni dei più potenti robot al mondo.

Mega Man corre a risolvere una situazione disperata ma non avrebbe possibilità di riuscita, se non fosse per un prototipo che copia le stesse potenzialità dell’invenzione del Dr. Wily. Questo upgrade robotico conferisce la possibilità di potenziare gli attacchi in maniera esponenziale, oppure di velocizzare i movimenti del robot che lo usa così tanto da far sembrare che il mondo intorno vada a rallentatore.

La tecnologia è pericolosa ed instabile e si fa presto a scoprirlo. Si può godere di più potenza o più velocità per pochi secondi: quanto basta per rivedere tutte le tattiche di ingaggio e per temere la furia di robot impazziti e fuori controllo.

QUANDO I GIOCHI ERANO DAVVERO DIFFICILI

Mega Man 11 affonda le proprie radici là dove il primo Mega Man ed il secondo hanno imposto standard di qualità difficilmente superabili, in termini di varietà degli ambienti e – soprattutto – difficoltà proposta. In un tempo in cui i videogiochi costavano tanto, pesavano pochi kilobyte e non potevano essere estremamente vasti, la difficoltà tarata a livello “ingiusto” serviva ad intrattenere i giocatori di turno per ore ed ore, ingannando così lo spettatore/attore che, anni più avanti e conoscendo tutto a memoria, porta al termine il gioco in un’ora o due, non di più.

Mega Man 11 rievoca, in tutto e per tutto, Mega Man 2: otto differenti boss fight, corrispondenti ad altrettanti livelli. Disposizione predefinita dei checkpoint che definire “vigliacca” è eufemistico, che costringe a ripetere tutto il livello o buona parte per tornare a fronteggiare il boss. Strada facendo occorre memorizzare pure il pattern di movimento ed attacco dei nemici più deboli, che drenano la preziosa energia vitale con lentezza e certezza matematica. A metà livello troviamo un mini-boss, la cui utilità è quella di dimezzare energia e speranze dei giocatori della domenica: infine si fronteggia il boss, ma non prima di aver superato certi livelli che occorre, semplicemente, conoscere a memoria perché l’improvvisazione, in Mega Man 11 (come in Mega Man 2) non è contemplata.

Fortunatamente, Capcom pensa pure a noi comuni mortali, concedendo livelli di difficoltà più bassi e piazzamenti checkpoint più generosi per scongiurare nuove discipline sportive come il “lancio del joypad”.

AL PASSO CON I TEMPI















Visivamente parlando, Mega Man 11 si presenta al passo con i tempi, proponendo la classica visuale platform laterale, ma avvalorata da una scelta cromatica aderente ai canoni della serie, con colori vivaci e stile cartoon. I modelli e i paesaggi sono poligonali, in 3d quindi, proponendo al pubblico il cosiddetto “2,5d”, cioè un po’ in due dimensioni (si gioca sempre da sinistra verso destra) ma in grafica poligonale. Un po’ come siamo abituati con la trilogia di Trine, per intenderci.

Il sonoro si affida a musiche che si rifanno, ancora una volta e scusate se risultassimo ripetitivi, a quelle di un tempo ma composte con le moderne tecnologie ed affidate a sonorità rock e pop, molto vivaci e orecchiabili. Nulla da eccepire sul fronte degli effetti sonori e del doppiaggio, sempre sopra i livelli di guardia.

Tirando le somme, Mega Man 11 è un graditissimo ritorno alle origini, lo apprezzeranno moltissimo coloro che trent’anni fa ci giocavano dalla mattina alla sera su NES, ma gli accorgimenti di Capcom per coinvolgere le nuove generazioni sono evidenti e gradite. Resta una difficoltà di fondo (in modalità predefinita) decisamente ostica, a tratti frustrante, che richiede notevoli dosi di pazienza e di memorizzazione attacchi/movimenti nemici. Astenersi giocatori della domenica, insomma, a meno che non vogliate giocarci sempre e solo in modalità facile o ancora più facile.

COMMENTO FINALE

Come prima e più di prima. Mega Man 11 torna alla ribalta, ereditando tutto quello che di buono avevano realizzato i primi due, mitici, episodi. Il lavoro di Capcom per riportare in auge l’eroe dall’armatura blu è semplicemente encomiabile e fa la felicità di tutti coloro che, trentuno anni fa – o qualcosa in meno – hanno scoperto e apprezzato l’ostico platform del produttore nipponico.

E per tutte le nuove generazioni? Capcom ha pensato pure a loro, tarando la difficoltà in maniera magistrale e rendendo Mega Man 11 alla portata, davvero, di ogni tipo di utente. Graficamente parlando ci assestiamo su livelli di assoluta bontà, senza sbavature e ottima fluidità. Il sistema di controllo risulta preciso nella quasi totalità delle volte e sembra premiare quello che più assomiglia al vecchio modo di giocare (affidato a tasti direzionali e non alle levette analogiche). La novità più evidente è il sistema che potenzia gli attacchi o rallenta il tempo, perfettamente integrato nell’economia di gioco e in un design di livelli che risulta insuperabile.

Mega Man 11 è un titolo validissimo sia per la vecchia guardia degli estimatori, sia per le nuove generazioni che possono, così, scoprire in veste al passo con i tempi, a che genere di sfide erano abituati i loro genitori. Se vi piacciono i giochi “vecchio stampo” e sistemi di gameplay aderenti ai canoni di trent’anni fa, trovate qui la vostra isola felice.

 

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Capcom terrà uno streaming sui 30 anni di Mega Man

Tra meno di una settimana, Capcom terrà uno streaming per celebrare i 30 anni della serie Mega Man. Il 4 dicembre, ovvero lunedì alle 20 ore italiane, per l’esattezza. In tanti si aspettano che ci siano annunci sulla serie dato che al recente Tokyo Game Show 2017 il produttore Kazuhiro Tsuchiya aveva anticipato qualche cosa proprio per questo periodo. Ne parla Gematsu.

Capcom, dunque, non si dimentica di Mega Man. Di cosa si tratterà? Lo scopriremo lunedì sera, salvo clamorosi anticipazioni.

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Mega Man è disponibile sul Google Play Store, ma con più problemi del previsto

I porting di Mega Man sono ufficialmente disponibili sul Google Play Store, ma contrariamente alle aspettative, si sono rivelati a dir poco scadenti dal punto di vista tecnico.

Se ci si poteva aspettare qualche problema di troppo legato ai comandi virtuali che sono a dir poco inadeguati per questo genere di videogiochi, lo stesso non si può dire dell’aspetto tecnico. Infatti, trattandosi di un prodotto della rinomata Capcom, mai ci si poteva aspettare un frame-rate scadente come quello attualmente proposto. Il frame-rate decisamente ballerino non è solo un problema “estetico”, ma ha notevoli ripercussioni anche sul gameplay, trattandosi di un platform arcade.

Per quanto riguarda i comandi, il controller virtuale non riesce a svolgere appieno il suo compito, inoltre non è previsto nemmeno il supporto per i controller Bluetooth. Se a questi problemi aggiungiamo il fatto che ognuno dei 6 episodi proposti ha un costo di ben 1,99 euro, possiamo dire senza peli sulla lingua che Capcom non è riuscita a soddisfare le aspettative.

Android app sul Google Play

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ReCore, Recensione Xbox One

Presentato due anni fa e pubblicato il mese scorso, ReCore è la primissima produzione ad importare il Play Anywhere, opzione di Microsoft che permette di giocare i suoi giochi esclusivi tanto su Xbox One quanto su Windows 10, senza soluzione di continuità.
Sviluppato in sforzo congiunto da Comcept e Armature Studio (il primo da una costola di Capcom, il secondo da ex sviluppatori in seno a Nintendo), sotto supervisione di Asobo Studio e del produttore che ha fatto puntare i riflettori dei cultori dei videogiochi: Keiji Inafune, anche al si deve il successo di Mega Man, Dead Rising e Resident Evil, per citarne solo tre.

POST-APOCALISSE DA CARTOLINA

ReCore si presenta come un gioco d’azione, di avventura e platform in terza persona, ambientato in un pianeta di nome Far Eden, sul quale umanità è approdata nel tentativo di terraformarlo e renderlo abitabile per gli esseri umani sopravvissuti al disastro ed al dissesto della Terra.

Al controllo diretto del giocatore è posta Joule, giovanissima avventuriera che si trova su Far Eden da sola e dispersa, minacciata da nucleobots assassini (dei robots alimentati da nuclei energetici) e difesa da Mac, un nucleobot che ha la personalità di un cane e ne ricorda la forma. A Joule ma, soprattutto, al giocatore è destinato il compito di scoprire cosa è andato storto nel processo di terraformazione e che fine hanno fatto tutti i coloni che, come Joule, sono stati messi in “crio-sonno” nell’attesa che i nucleobots rendessero abitabile e vivibile il mondo di gioco.

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Far Eden si presenta come un ammasso desertico e pietre, spazzato da tempeste sabbiose e caratterizzato da canyons, distese di dune, deserti pietrosi e tante rovine architettoniche di robot e umani.
Quel che colpisce subito la vista sono i paesaggi ma ancor più in particolare tutte le ambientazioni che andremo a visitare, che risultano evocativi e rendono la giusta atmosfera. Meno ispirate appaiono le animazioni della protagonista durante il gioco, assolutamente nella media e mai sorprendenti. I nuclebots sono ben resi ma non ci troviamo di fronte a chissà quali evoluzioni. Abbiamo gradito molto gli effetti che riguardano la sabbia o gli effetti atmosferici e di fumo di generale. Buone le musiche, gli effetti sonori e abbastanza convincente il doppiaggio in italiano.

BELLO MA NON BELLISSIMO

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ReCore, sul versante meramente giocoso, è un concentrato di luci ed ombre. Da un lato abbiamo un bellissimo molto da esplorare e scoprire, animato a regola d’arte, che offre la giusta sfida al cervello con enigmi da risolvere senza scadere nella frustrazione. Le fasi di esplorazione e platforming sono convincenti, quelle di combattimento un po’ meno, a causa del fatto che alla lunga risultano piatte e banali, colpa soprattutto di una sola arma da poter utilizzare – con due tipologie di fuoco, che ci ricordano tanto Another World – e dove occorre cambiare le munizioni per affrontare il nucleobot corrispondente, oppure per sbloccare la porta chiusa con la serratura di un colore preciso.

Come abbiamo già accennato: le fasi platform sono il vero punto forte – a parer nostro – di ReCore. Mai banali, sempre stimolanti, assolutamente godibili e che lasciano un grande senso di soddisfazione se superate.

Come in un videogioco di ruolo d’azione, le nostre gesta in combattimento frutteranno punti esperienza che innalzano il livello di Joule e di Mac a nuove vette di cose in grado di fare o danni da infliggere ai nucleobots nemici. Il potenziamento dell’arma di Joule avviene automaticamente, mentre per quel che riguarda Mac dobbiamo armarci di pazienza e buona volontà, perché occorre battere a tappeto tutte le zone esplorabili per raccogliere materie prime e nuclei dai robot nemici per potenziare quello nostro. Semplice a dirsi, un po’ meno a farsi, soprattutto perché autentica soddisfazione dallo sbloccare o migliorare qualsiasi cosa riguardi i nucleobot alleati, ce n’è poca.

COMMENTO FINALE

ReCore ha tanti pregi quanti difetti. Non è un gioco perfetto ma quel che propone lo fa con onestà e nessuna pretesa di voler passare alla storia. Risulta più un esperimento, per noi assolutamente riuscito, di conciliare budget di produzione ai limiti dell’industria indipendente per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo economico possibile pur coinvolgendo tre studi di sviluppo (Comcept, Armature Studio e Asobo Studio come assistenza allo sviluppo fatto da Armature).
Il motore grafico è spettacolare, ma al di là delle bellissime impressioni visive e paesaggi da cartolina, fluidità e prontezza di risposta ai comandi, ReCore – joypad alla mano – lo si ama oppure lo si odia, difficile restare nel mezzo e restare indifferenti.

Le fasi di sparatutto sono frenetiche e spingono ad usare più la testa che le pallottole, peccato che la mancanza di munizioni (sono infinite) e varietà di armi (sempre la stessa dall’inizio alla fine, solo più potente) appiattisca il tutto. Le fasi platform le abbiamo trovate eccezionali. Mentre tutt’altro che gradito è l’eccessivo procacciarsi di materie prime, tipico dei giochi di ruolo online, per ottenere sospirati potenziamenti per i nucleobots, magari per renderci in grado, con il loro aiuto, di arrivare ad un’area di inizio gioco che non abbiamo potuto raggiungere per oggettiva impossibilità di mezzi.

Pregi

Ha una bella storia da raccontare. Fasi platform estremamente ben congegnate. Ottima resa della sabbia e degli agenti atmosferici. Gestione dei robot molto buona.

Difetti

Evoluzione ed avanzamento dell’equipaggiamento molto statistico e poco stilistico. Protagonista non propriamente carismatica. Richiede backtracking e farming oltre i livelli di guardia.

Voto

7

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