I migliori giochi del 2019

Siamo arrivati anche quest’anno alla conclusione dei nostri GOTY per l’anno precedente e dopo aver assegnato i premi alle singole categorie (forse un po’ pochine ma considerate che il nostro giornale è composto da pochissime persone), facciamo un veloce riassunto sui migliori giochi del 2019.

Nella nostra lista troverete qualche sorpresa probabilmente ma anche – sicuramente – qualche mancanza. Chi ci segue da anni sa come la pensiamo su determinati titoli e sa che diamo i premi ai giochi che abbiamo effettivamente provato basandoci soltanto sulle recensioni. Come tutti non siamo infallibili ma questa top ten (salvo probabilmente qualche grande escluso) ci offre una panoramica dei migliori giochi del 2019. Tanti altri titoli che ci hanno divertito meriterebbero una menzione ma forse lo faremo in un eventuale speciale a fine mese o ad inizio febbraio.

Scritto questo, vi auguriamo buona lettura.

10) eFOOTBALL PES 2020

Konami ha fatto il grande colpo portando sui nostri schermi un ottimo gioco calcistico che rievoca grazie ad un grandissimo gameplay i fasti di PES 5 che, ripeteremo fino allo sfinimento, riteniamo essere uno dei migliori titoli calcistici di sempre.

A nostro avviso nel 2019 c’è stato il sorpasso rispetto al concorrente più agguerrito, ossia quel Fifa 20 che dal canto suo ha fatto del calcio da strada (il vecchio Fifa Street) il suo cavallo di battaglia come novità assoluta. Konami dal canto suo ha migliorato ulteriormente il gameplay offrendo partite più lente ma soddisfacenti ed un divertimento maggiore. Per non parlare del contesto visivo che vede eFootball PES 2020 vincere a mani basse grazie a dei modelli di calciatori veramente eccellenti. Insomma, non manca nulla: divertimento, longevità ed un ottimo gameplay.

9) THE BALLAD SINGER

Uno dei migliori giochi italiani dell’ultimo anno è stato sicuramente The Ballad Singer realizzato da Curtel Games. Ci fa piacere ritrovarlo anche nella top ten dei migliori giochi del 2019. Oltre al robusto voto che è riuscito a conquistare (9) ma anche al fatto di essere sicuramente uno dei migliori titoli di sempre del genere dei libro games ad ambientazione fantasy.

Le decisioni da prendere, i tanti sbocchi narrativi, gli enigmi, ma al tempo stesso la narrazione, l’ottima musica e la splendida direzione artistica hanno permesso al gioco di offrire ore ed ore di divertimento agli appassionati. La mole di contenuti, inoltre, non è indifferente e permette anche una buona rigiocabilità. Certo, manca del tutto l’azione ma è un libro game, un’avventura quasi testuale arricchito da grafica e sonoro da applausi e da tantissimi bivi narrativi.

8) VALFARIS

Per un veterano, suo malgrado, come chi vi scrive, poter avere l’onore di giocare e di poter affermare che Valfaris è il “nuovo Turrican” è qualche cosa di epocale. È difficile spiegare cosa sono stati i primi due Turrican, giocati dal sottoscritto sia su C64 che su Amiga. Trovarsi di fronte ad un gioco come Valfaris che ne ripropone le dinamiche in un contesto simile e con una realizzazione di questa portata è stato un amore a prima vista.

Difficoltà più estrema rispetto al capolavoro di Rainbow Arts ma un lato tecnico ed artistico di assoluto valore. Valfaris offre grande sfida e – per quello che è il genere – anche una buona longevità.

7) GEARS OF WAR 5

Dopo il tradizionalissimo Gears of War 4, The Coalition ha preso coraggio ed ha deciso finalmente di far compiere un passo in avanti alla saga.

Con Gears of War 5, infatti, il team di sviluppo ha abbandonato alcuni canoni classici delle passate produzioni targate Cliff Bleszinski in favore di una serie di sensibili novità che, senza sacrificare tutto ciò che ha reso grande il franchise, ne amplia le possibilità facendola evolvere.

Tra i pregi di questo eccellente titolo, l’ottima la giocabilità, tra tradizione e qualche novità, la modalità Orda fedele a se stessa ma più ricca e divertente. Ma anche la nuova modalità Fuga in grado di offrire una marcia in più al fattore longevità. Campagna longeva e ben strutturata anche in termini narrativi.

6) DEVIL MAY CRY 5

Una trama a suo modo interessante, personaggi ispirati, un sistema di combattimento spettacolare ma al contempo profondo e ben stratificato, e una maggiore fluidità nei controlli rispetto al recente passato: insomma, a parte qualche lieve inciampo, Devil May Cry si ripresenta al suo pubblico in grande stile con un quinto capitolo regolare che, per i motivi sopra descritti, si rivela essere tra i migliori in assoluto dell’intera saga.
Devil May Cry 5 è stato capace di aggiornarsi sensibilmente pur mantenendo una filosofia di gioco nel solco della tradizione e quel pizzico di fan service che a volte non guasta, come in questo caso. E grazie al RE Engine, il motore proprietario di Capcom, ha rivitalizzato anche dal punto di vista tecnico e grafico la serie.

5) CHILDREN OF MORTA

Children of Morta

Se un redattore molto puntiglioso come Davide Viarengo si spinge a dare 9+ ad un gioco come ha fatto per Children of Morta, c’è un motivo. In questo caso sono più di uno ed i pregi evidenziati nella sua recensione descrivono perfettamente questo action rpg griffato dal team indie Dead Mage.

A decretare il successo di Children of Morta sono stati un pacchetto di protagonisti originale in un action gdr di pregevole fattura, un gameplay profondo e immersivo nonché una realizzazione tecnica eccelsa e particolareggiata.

Cosa volere di più da una produzione indie che è stata finanziata su Kickstarter con poco più di 108.000 dollari? Budget certamente buono ma non assolutamente paragonabile ad un titolo tripla A.

4) FIELD OF GLORY: EMPIRES

Per noi è stato il migliore strategico del 2019, naturale trovarcelo in top ten ed anche a ridosso del podio. Field of Glory: Empires, titolo firmato da Ageod e distribuito da Slitherine, catapulta gli appassionati di storia e di strategia nella gloria dell’Impero Romano. Una mappa vasta, tante regioni da conquistare e gestire, settanta fazioni diverse ognuna con le proprie unità, storia e caratteristiche ben diversificate, unito ad un gameplay che regala soddisfazioni alternate a cocenti sconfitte, fanno si che Field of Glory: Empires sia giustamente tra i migliori giochi dello scorso anno. Senza sé e senza ma.

Ha avuto anche il merito di uscire – a nostro avviso – alla grande dai possibili paragoni con uno di quei 4X blasonati usciti nel corso del 2019: Imperator Rome che ne condivide la stessa ambientazione senza però – pur essendo un buonissimo gioco – raggiungere quelle eccellenze e complessità raggiunte da Field of Glory Empires.

3) REMOTE LIFE

Non finiremo mai di dirlo: quando abbiamo visto Remote Life c’è venuto un tuffo al cuore e contemporaneamente abbiamo spalancato la bocca ed aperto all’inverosimile gli occhi. Se ci fossimo fotografati probabilmente saremmo diventati un nuovo meme. Remote Life è davvero la sorpresa più grande del 2019. Mario Malagrino, sviluppatore indie italiano, ha realizzato il suo capolavoro e, dopo un lavoro di tre anni, ci ha consegnato uno shoot’em up memorabile.

Il 9,5, altissimo (forse per alcuni troppo), lo spieghiamo (ma senza giustificarlo perché non c’è nulla da giustificare) in queste seguenti righe: Remote Life non solo ricorda (e si ispira) ai grandi classici del passato, primo fra tutti R-Type, ma ha il grandissimo merito di ringiovanire la “formula” proponendo missioni diverse all’interno di una lunga campagna che garantisce un’ottima longevità. Nondimeno, la sua realizzazione artistica è di primissimo d’orine con tantissimi effetti particellari ed animazioni da applausi. Malagrino mette del suo in Remote Life che fa ricordare al mondo di Steam come gli shoot’em up vecchio stile non siano mai morti, anzi.

And the winners are…

Si, ci siamo permessi di dare il premio in ex aequo. Non sapevamo chi scegliere ed oggettivamente sarebbe stato un torto non assegnarlo a loro due. È vero: in linea di massima c’è solo un vincitore, ma in questo caso i due titoli in questione hanno dimostrato in toto di meritare la palma del miglior gioco del 2019 sebbene molto diversi tra loro. Di chi stiamo parlando? Eccoli:

1) ASSETTO CORSA COMPETIZIONE

Capolavoro di grande valore, Assetto Corsa Competizione è sicuramente il gioco automobilistico sportivo (ed esportivo) del momento. Kunos Simulazioni ha tirato fuori dal cilindro un vero e proprio capolavoro che è stato in grado di ridefinire i canoni dei racing games.

La grande qualità del gameplay è unita alla splendida realizzazione tecnica in grado di offrire una grafica fedele in ogni singolo dettaglio sia delle vetture che delle piste che fanno parte del prestigioso campionato internazionale Blancpain GT Series. Una competizione che vede Ferrari, Porsche, Lamborghini ed altre marche prestigiose al via sui circuiti più conosciuti ed amati dell’intero mondo dell’automobilismo. Così come i piloti: ci sono tutti i protagonisti della Blancpain.
Il clima dinamico, la grafica spettacolare (con un uso esemplare dell’Unreal Engine 4), e l’atmosfera che si respira rendono Assetto Corsa Competizione un titolo da avere se si è amanti della simulazione. Si, non è un gioco per tutti per via della difficoltà che però può essere attenuata grazie agli aiuti.
Stride, e lo diciamo come opinione personale, il fatto che tale capolavoro non sia nemmeno comparso tra le nomination nella “Notte degli Oscar” (i The Game Awards) dello scorso dicembre. A nostro avviso un vero e proprio scippo.

Tornando al titolo italiano, giusto anche ricordare come sia sempre in aggiornamento, in continuo miglioramento e che il team segue una community di appassionati sempre pronti ad arricchire il gioco anche con nuovi contenuti di propria produzione.

1) DISCO ELYSIUM

Altra grande sorpresa dello scorso anno è stata Disco Elysium. A questo straordinario rpg va la palma – assieme ad Assetto Corsa Competizione – del miglior gioco del 2019. ZA/UM ha sfornato un autentico capolavoro in grado di catturare gli appassionati grazie ad una trama ed una scrittura di prim’ordine. A questo va aggiunto un gameplay vario ed una realizzazione tecnica molto pulita.

Colpisce, però, la profondità di tutto ciò che presente in Disco Elysium. Danny DSC ha scritto durante la recensione questa frase:

Ci sono poi quei casi dove il testo è protagonista tanto quanto la storia. Di questa categoria, fanno parte i due Baldur’s Gate, il mitico Planescape: Torment, e oggi anche Disco Elysium.

Ed è proprio questo uno degli ingredienti che formano la magia di Disco Elysium accostato – addirittura – a due capolavori assoluti come Baldur’s Gate e Planescape:Torment. La scrittura in un periodo storico dove apparire – ahinoi – è sempre più importante della sostanza. L’RPG di ZA/UM offre anche un bel lato artistico che diventa, però, quasi comprimario rispetto alla sostanza. E di recente il gioco è stato anche aggiornato con ulteriori contenuti gratuiti. Meglio di così.

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Gears of War 5, la recensione

La serie di Gears of War ha senza ombra di dubbio rivoluzionato gli sparatutto in terza persona e Gears of War 3 in tal senso ha chiuso in maniera degna una delle trilogie più significative del periodo Xbox 360. Questo però non ha significato scrivere la parola fine su una serie che ha saputo crearsi negli anni una vasta schiera di fan, e confermarsi per parecchie sue meccaniche come il punto di riferimento per ogni produzione di genere. Passato definitivamente dalle mani di Cliff Bleszinski e di Epic Games a quelle di Microsoft e The Coalition, il franchise ha proseguito il suo percorso “entrando” nella nuova generazione di console con un quarto capitolo bello ma criticato per essere stato troppo poco coraggioso, troppo simile ai capitoli precedenti in un periodo in cui invece i fan chiedevano una bella svecchiata. Ora però che il team di sviluppo canadese ha preso dimestichezza col brand, è pronto a cambiare le carte in tavola, e con questo Gears of War 5 ha deciso di proporre un’esperienza più originale, a partire dalla protagonista femminile, dalla trama e dalla struttura stessa di gioco, più aperta. Vi lasciamo alla nostra recensione di Gears 5, sbarcato ieri, 5 settembre, su Xbox One e Pc. Buona lettura.

UNO SGUARDO AL PASSATO E UNO AL FUTURO

Per Gears of War è arrivato dunque il momento di voltare pagina e di guardare in avanti, cercando nuovi eroi e nuove storie da raccontare. Come quella di Kait, la prima protagonista principale donna della serie, che decide di partire per un viaggio senza una meta ben chiara, seguendo alcune visioni che ha avuto in sogno e che ritiene rappresentino un messaggio.
Qui però ci fermiamo per non anticipare (o spoilerare, se preferite) nemmeno il più piccolo indizio di quella che è una trama finalmente meglio articolata, abbastanza incisiva soprattutto col progredire dell’avventura, quando scava più o meno a fondo sulla personalità e i rapporti che intercorrono tra i vari Kait, Del e JD. Di certo migliore rispetto a quella che l’ha preceduta, nonostante un paio di momenti telefonati.

In sede di recensione, Gears of War 5 conferma da questo punto di vista la volontà degli sviluppatori di tentare nuovi percorsi narrativi che si avvicinino ad altre acclamate produzioni su console, dando più spazio quindi ai dialoghi, ai momenti emozionali e alle pause tra una sequenza d’azione e l’altra, sfruttando eventi in gioco e cutscene dal taglio cinematografico per sottolineare le fasi cruciali oppure un ampliamento del fronte.

Il risultato è una storia interessante che si snoda attraverso una campagna longeva e ben strutturata, capace di offrire molti spunti ai giocatori e diverse varianti nel corso dell’avventura. Per la prima volta nella serie, infatti, il mondo di gioco è più aperto, che non significa “open world” nella sua accezione del termine, ma ambientazioni ampie e liberamente esplorabili, alla Metro Exodus.

Da questo punto di vista il gioco offre un level design tra i migliori mai visti in un titolo del genere, capace di alternare sessioni più tradizionalmente chiuse e lineari ad altre in cui le ambientazioni si aprono a dismisura, offrendo quindi vari approcci al videogamer nell’affrontare l’area e la relativa missione. In questo modo l’utente viene stimolato a trovare soluzioni sempre diverse alle caotiche sparatorie frontali, magari utilizzando in maniera contestuale degli elementi dello scenario, in parte mutevole sotto i colpi e le esplosioni, per eliminare le minacce locali, e successivamente a esplorare (è disponibile uno Skiff a vela come mezzo di trasporto) e scoprire quegli elementi in grado di arricchire la storia e il lore del gioco, oltre alle risorse, ai potenziamenti e agli elementi da collezionare.

Nella nostra recensione su Gears 5 abbiamo notato che non sempre le aree sandbox a mondo aperto del gioco sono sfruttate adeguatamente, e talvolta alcune zone appaiono spoglie e privi di oggetti di reale interesse, ma resta comunque una bella trovata che siamo certi in futuro verrà meglio utilizzata.

In tal senso assume un ruolo ancora più importante il simpatico Jack, il droide fluttuante che segue i protagonisti: se nel recente passato il suo compito era principalmente quello di “aprire” porte, adesso è in grado di aiutare la squadra COG attraverso varie funzioni che il giocatore può far evolvere attraverso un sistema di progressione in stile RPG.

Questi utilizza tra le altre cose i classici punti, da combinare con appositi componenti tecnologici raccolti nelle mappe o sbloccati seguendo gli eventi della storia. In questo modo Jack può ampliare e migliorare le sue caratteristiche di assalto, supporto e le abilità passive. Tali soluzioni sono piuttosto efficaci, soprattutto quelle capaci di liberare l’area da orde di avversari durante i combattimenti più cruenti, ma bisogna utilizzarle con attenzione visti i tempi di ricarica necessari prima di poter eseguire un altro sparo. Il che può risultare controproducente per il videogiocatore, dato che gli avversari non rimarranno certo a guardare, nel frattempo.

Durante la battaglia il simpatico robottino si preoccupa anche di recuperare dal terreno le munizioni rilasciate dai nemici abbattuti mentre i COG sono impegnati nello scontro. Questi ultimi sono abbastanza ostici, complice un’intelligenza artificiale adeguata alle aspettative dei giocatori, soprattutto nei livelli più avanzati, e la presenza di creature di ogni tipo.

Nella nostra recensione di Gears 5 abbiamo preso in esame tutte le novità. Lo Sciame ha iniziato ad evolversi oltre le sue radici di Locusta e nuovi parassiti simili a sanguisughe sciamano nell’aria impossessandosi di creature umane e robotiche. Questi esseri hanno molta energia vitale, la capacità di usare armi pesanti e di attaccarsi a pareti o soffitti. Per non parlare delle solite locuste, che agiscono in maniera particolarmente efficace.

Non di rado proveranno a coalizzarsi per adottare qualche tattica, muovendosi in maniera logica per tentare l’accerchiamento, oppure sfruttando a dovere le coperture per inchiodare l’utente nella sua posizione, costringendolo a snervanti sparatorie.

C’è però anche da dire che raramente ci si trova coinvolti in situazioni realmente frustranti e l’azione ne guadagna in spessore e intensità. Le ambientazioni più aperte, la possibilità di interagire maggiormente con lo scenario in funzione delle battaglie e la rinnovata intelligenza artificiale, in definitiva, fanno compiere un ulteriore step evolutivo verso l’alto al quadro tattico generale degli scontri.

L’apertura degli scenari, infatti, è sostenuta anche da un movimento più fluido e veloce dei personaggi, che si riflette anche nel sistema di combattimento fatto come sempre di fucilate e ripari, cruenti corpo a corpo e membra strappate. Lo shooting è rimasto invariato, a parte la presenza di qualche nuova arma, ma quanto appena descritto lo rende più moderno e piacevole.

IL MULTIPLAYER E L’EDITOR DI MAPPE

 

Il multiplayer in Rete è un elemento imprescindibile per il successo di molti videogiochi, e Gears of War, dove venne introdotto con il secondo capitolo e perfezionato poi in Gears of War 3, non è da meno.

Per il comparto online, che adesso la nostra recensione di Gears of War 5 prende in esame, possiamo iniziare col dire che necessita di abbonamento a Xbox Live Gold per essere fruito, abbiamo svariate modalità come la classica Orda, che porta al suo interno diverse novità, come un sistema di livelli dei personaggi basato su perk passivi selezionabili prima della partita, da sviluppare giocando di continuo, e un po’ di “hero shooter”. Sono infatti presenti dei personaggi famosi provenienti anche da altri media, come per esempio la Sarah Connor dall’ultimo Terminator, dotati ciascuno di poteri diversi come se fossero delle “classi” viventi che si aggiungono a quelle normali da assegnare. Dalla combinazione di questi elementi scaturisce una giocabilità cooperativa più variabile e sicuramente ricca di alternative per tentare di sopravvivere il più possibile a cinquanta ondate di nemici.

Allo stesso modo nella nuova modalità Fuga occorre cooperare con altri due giocatori nei panni dei COG per fuggire da un alveare dopo avervi diffuso un veleno letale, lottando contro il tempo e decine di infuriati nemici. Cosa più facile a dirsi che a farsi, viste le diverse difficoltà presenti e i modificatori dedicati a ciascuna mappa: importante quindi saper sfruttare ogni singola risorsa raccolta sul campo e il sistema di carte abilità (da sbloccare solo tramite level up) e potenziamenti già visto in Gears of War 4, che viene riproposto in questa occasione.

Non manca ovviamente il PvP o il PVE competitivo con il Versus, che anche qui funziona a meraviglia con le decine di personalizzazione e modalità disponibili, comprese le nuove Arcade e Escalation, dedicate rispettivamente la prima agli utenti meno esperti e la seconda agli hardcore gamer, con COG e Sciame che si scontrano su un campo di battaglia in continua evoluzione. Sempre in tema di modalità, molto interessante è quella che consente di costruire delle mappe di gioco e poi condividerle con altri utenti o utilizzarle in privato.

Percorsi, portali, punti di raccolta, ma anche disposizione di oggetti e nemici, l’editor è davvero notevole e offre così tante opzioni di personalizzazione e ambientazione, da renderlo divertente e quasi “un gioco nel gioco”. Gears of War 5, insomma, propone un comparto multigiocatore granitico e ricchissimo.

La varietà del level design che abbiamo descritto qualche riga sopra, quando abbiamo parlato della struttura di gioco e della giocabilità, si riflette ovviamente anche dal punto di vista estetico. Gears of War 5 offre una grande varietà di ambientazioni differenti che spaziano dagli edifici bui e cupi alle foreste verdeggianti, dalle montagne ghiacciate fino alle distese desertiche, in un’alternanza di luoghi mai banale o casuale.

Ogni ambiente è ricostruito in maniera impeccabile, con una buona cura dei particolari e un intelligente utilizzo degli effetti di luce e di quelli particellari, tutti elementi che combinati insieme restituiscono una visione d’insieme davvero notevole e talvolta nascondono perfino qualche piccola magagna, come una manciata di texture meno definite di altri in certi sfondi.

Di buona fattura anche le animazioni e i modelli poligonali dei personaggi umani e delle creature, il cui bestiario è abbastanza vario e ben definito (menzione speciale per le creature umane e robotiche possedute e deformate dai parassiti dello sciame), che riempiono letteralmente tutto lo schermo senza prestare il fianco a cali nel frame rate, che su Xbox One “normale” si mantiene stabile a 30 frame per secondo in ogni situazione nelle modalità Campagna, Orda e Fuga, a 60 nel PvP competitivo, consentendo di godersi un gameplay assolutamente fluido.

Il tutto viene ulteriormente arricchito da un buon comparto audio a livello di effettistica e doppiaggio in italiano, e da un’ottima colonna sonora composta da Ramin Djawadi (Il Trono di Spade) che sottolinea i momenti topici dell’azione, dai semplici appostamenti precedenti a un attacco a quelli più spettacolari caratterizzati da violente sparatorie e dalla presenza di molti avversari ed esplosioni sul video.

COMMENTO FINALE

La nostra recensione di Gears 5 volge al termine. Dopo il tradizionalissimo Gears of War 4, The Coalition prende coraggio e decide finalmente di far compiere un passo in avanti alla saga.

Con Gears of War 5, infatti, il team di sviluppo abbandona alcuni canoni classici delle passate produzioni targate Cliff Bleszinski in favore di una serie di sensibili novità che, senza sacrificare tutto ciò che ha reso grande il franchise, ne amplia le possibilità facendola evolvere.

Grazie infatti all’introduzione di ambientazioni spaziose e liberamente esplorabili, e di alcune novità nel gameplay, le “vecchie” meccaniche sparatutto sembrano aver trovato nuova linfa vitale, corroborate anche da un sistema di controllo e da una fluidità generale piuttosto buoni. A questi aspetti si aggiungono poi una trama azzeccata e una miriade di modalità extra, su cui spicca la solita Orda, per un’opera che nel suo genere, per certi versi, rasenta quasi la perfezione.

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