Lettera aperta a Fabio Fazio e Giovanni Malagò

Ne hanno parlato tutti, ma è giusto che ne parli anch’io. E lo faccio in prima persona rivolgendomi direttamente a voi con questa lettera aperta dalle pagine del mio piccolo giornale online perché ci sono alcune cose che tengo a precisare.

Videogioco da oltre 30 anni, ne scrivo da 7 in modo professionale  mi ritengo utile alla discussione anche perché da 17 anni scrivo anche di sport come lavoro. Come avete affermato nel corso della trasmissione “Che Tempo che fa” di domenica scorsa (19 novembre 2017), il CIO ha recentemente aperto agli esport come sport vero e proprio mentre ha rimandato un eventuale inserimento alle discipline olimpiche a quando tutto sarà regolamentato perché come ogni cosa nuova è giusto vederla e rivederla per evitare di fare meno errori possibile.

È vero che i videogiochi fanno parte degli esport ma non tutti i videogiochi sono esport. Ed è un peccato che abbiate liquidato la questione in un minuto tra facile ironia, supponenza ed arroganza. In ogni caso con scarsissimo equilibrio perché è evidente che purtroppo non conosciate l’argomento. Qui il video tratto dal canale Rai di YouTube con la relativa intervista. Se ne comincia a parlare al minuto 21:13 circa.

Dottor Fabio Fazio, mi rendo conto che il suo compito sia quello di fare informazione di un certo tipo e magari di non infastidire il suo (illustre) interlocutore di turno (nella fattispecie il presidente del Coni nazionale, Giovanni Malagò), ma non le sembra riduttivo aprire una parentesi di un minuto (possibilmente concordata prima) per liquidare il tutto e prenderla come barzelletta?

È vero, questa parola non l’ha detta lei, l’ha detta Malagò ma lei ha soltanto annuito anche perché ha risposto in modo ironico per tanti (stucchevole per noi che bene o male di videogiochi ne capiamo), “Lei come se la cava con gli Space Invaders?”.

Mi rendo conto che lei debba sintetizzare e far capire a tutti di cosa si stia parlando, ma citare quasi sarcasticamente Space Invaders o Super Mario è davvero fuori luogo. Ha sottovalutato, mi permetta, l’argomento. I due titoli citati, sono dei capisaldi del nostro mondo ma non c’entrano nulla con i videogiochi che farebbero parte degli esport indicati come possibile new entry al palinsesto Olimpico.

Parliamo di altri giochi, decisamente più complessi. Di giochi competitivi. E se anche alcuni di loro non li ritengo adatti ad una competizione olimpica (che ha tanti altri valori), fanno comunque parte di un vasto ventaglio di competizioni internazionali dove girano milioni di dollari (o di euro).

Da anni le risorse e gli incassi dell’industria dei videogiochi sono paragonabili a quelle del cinema ma non se ne parla.

Forse sarebbe stato più utile chiedere se effettivamente i famosi Super Mario e Space Invaders sarebbero stati idonei come esport. Avremmo apprezzato la domanda perché avrebbe fatto capire la volontà di apertura e la volontà di capire.

Sarebbe stata più utile una domanda su quali giochi sarebbero validi per diventare gli esport e magari poi dibattere sul punto di vista (magari diverso, non c’è nulla di male, per carità), e valutare l’effettiva efficacia degli esport come sport. 

Ridicolizzare un mondo sempre in evoluzione senza conoscerlo effettivamente mi dà tristezza. Dottor Fazio, si stupirebbe nel vedere di come è cambiato il mondo dei videogiochi da Space Invaders e da Super Mario. Meno poetico, meno casereccio forse (colpa anche di un’età che avanza per tutti e merito di tecnologie sempre più incredibili) ma che lascia a bocca aperta per le tematiche trattate e per la qualità. Queste vanno a prescindere dagli esport perché si è parlato di Super Mario e Space Invaders.

Si stupirà nell’apprendere che ci siano videogiochi in grado di raccontare storie eccelse anche strappalacrime (The Last day of June, ad esempio) o viaggi iconici (The Journey, Abzu ed altri) o andando al discorso esport davvero di alto livello come Project Cars 2, Forza Motorsport 7 o Gran Turismo Sport o l’emozione del basket di NBA 2K18, o Fifa 18 o altre validissime simulazioni sportive che però personalmente non porterei perché già c’è la controparte reale anche se per iniziare potrebbe andare bene.

E forse potrebbe fare le domande giuste anche perché con questo atteggiamento si è demonizzato e si demonizza il mondo dei videogiochi che ha pari dignità rispetto a tutto il resto ed è con questo atteggiamento che si scrive (disinformando) che molti videogiochi siano causa di comportamenti malsani. Lo fa molto la stampa generalista anche se un po’ il vento sta cambiando. E mi spiace davvero perché il suo stipendio (che non è certamente il mio) glielo offre – di fatto – chi paga il canone Rai. E cosa si paga? Disinformazione? Ed è su quest’ultimo punto, da giornalista, che mi batto perché mi piange il cuore.

Dottor Malagò, lo stesso discorso vale per lei. Mi spiace ancora di più che il presidente del CONI, e quindi il massimo organo sportivo in Italia, non voglia aprirsi o non si sia informato e che anzi veda sotto una cattiva luce il fatto che ci siano milioni di ragazzi che videogiochino.

Ha, invece, detto benissimo, anche perché il CIO lo ha comunicato, che ci vorrebbe una commissione antidoping per i normali controlli. Bisogna si far questo ed anche controllare il giro di scommesse che potrebbe esserci. Ma bisognerebbe recepire le direttive internazionali, studiando il tutto con serietà e se dovessero esserci critiche, si dovrebbero argomentare.

Se non ricordo male, lei è stato un ottimo giocatore di calcio a 5. È una disciplina che amo alla follia alla quale ho dedicato diversi anni (probabilmente i più spensierati), un menisco ed il quasi distacco di una retina (parando capita anche questo, incidenti di gioco, come lei può confermarmi). E tutto questo per il mero piacere di giocare: non sono stato dotato di un gran talento, forse al massimo avrei potuto fare la C2. Posso anche comprendere il suo stupore sulla presa di posizione del CIO e su questa apertura (mentre il calcio a 5, ironia della sorte, ancora non fa parte del palinsesto olimpico, anche se ci sta arrivando… finalmente). Ma non liquidi i videogiochi e gli esport come una cosa negativa o una barzelletta. Le barzellette sono altre e più amare benché debbano fare ridere: veda l’Italia dei giganti del calcio (strapagatissimi) eliminata dalla Svezia… e li si che avete beghe sulla Federcalcio. Si è capito se dovete commissariarla o se questa federazione – stranamente per cavilli legali – si debba autodeterminare?

Vuole sapere un’altra barzelletta? Le medaglie ai mondiali di atletica, o che negli sport di squadra (salvo la pallanuoto o la pallavolo, comunque in difficoltà) non troviamo il podio da anni ed anni. Altra barzelletta? Lo stato dell’impiantisca sportiva che fa acqua da tutti i lati o ancora vedere incitare i padri frustrati nelle partite delle giovanili aizzando i propri figli a staccare le gambe agli avversari…

Sono queste le barzellette, che non fanno ridere e che si affiancano alla superficialità su alcuni argomenti e soprattutto su quelli trattati in un minuto da lei nella trasmissione. Attenzione: non sono un paladino nerd che lotta per l’impossibile e che deve per forza far entrare gli esport alle Olimpiadi. Mi sono stupito anche io e per certi versi posso comprendere il vostro “sgomento”. Ma anziché chiudervi a riccio ed attaccare denigrando senza argomentare (manca proprio l’argomentazione), informatevi meglio e non dedicate un minuto ad una materia importante. Se lei non conosce (come ha ammesso), perché sentenzia e chiude a priori garantendo a Fazio, quasi consolandolo, sul fatto che (per lei) non se ne farà nulla?

Gli esport sono prima di tutto videogiochi, ok… ma anche gli sport sono dei giochi. E nelle sigle delle vostre federazioni la parola “gioco”, anzi “giuoco” appare eccome: FIGC (Federazione Italiana Giuoco calcio); FIGH (Federazione Italiana Giuoco Handball). E’ sempre un gioco.

A Catania lo scorso weekend ho parlato proprio di questo in un talk sulla disinformazione sui videogiochi e di come la stampa generalista li tratti. Ad ogni modo parliamo di giochi e non di barzellette. Concordo con lei assolutissimamente sul fatto che si debba regolamentare questo mondo (e farlo crescere anche a livello agonistico aggiungo io), ma si apra e veda effettivamente di cosa si sta parlando: non parliamo di Space Invaders o di Super Mario… che non sono una barzelletta ma sono poesia se si parla di videogiochi. Ma giocando ad un videogioco competitivo vedrà che lo sforzo e l’organizzazione non sarà tanto diversa da chi pratica sport come il tiro a volo. Sarà forse meno poetico del tiro con l’arco… ma i tempi si evolvono.

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Il CIO riconosce i videogiochi come sport

Oggi, 28 ottobre 2017 può essere considerata una data storica: il Comitato Olimpico Internazionale apre ai videogiochi. Il CIO, riunito a Losanna in Svizzera, sostiene infatti che i videogiochi, anzi gli eSports, possono essere considerati discipline agonistiche vere e proprie. Lo si legge in un lancio dell’agenzia Ansa ma anche dal sito ufficiale del CIO.

Tuttavia, per essere definitivamente riconosciuti come sport dovranno rispettare i valori olimpici e quindi dotarsi di strutture per i controlli antidoping e la repressione di fenomeni come le scommesse.

Il summit, si legge su ADNKronos, è servito anche per discutere sul “rapido sviluppo degli eSports”.

L’universo degli sport virtuali, difatti, è in “massiccia crescita”. Ad ogni modo, si legge che

“Per ipotizzare progressi è indispensabile un dialogo con l’industria del gaming e con i giocatori per approfondire la conoscenza del settore” e per coltivare i rapporti con componenti del Movimento Olimpico”.

Tutti i dettagli (in lingua inglese) sul sito del CIO.

Seguiranno aggiornamenti.

AGGIORNAMENTO DELLE 19,48:

I QUATTRO PUNTI DE LO SVILUPPO DEGLI “ESPORTS” ESPOSTI NEL SUMMIT

Nel summit di Losanna uno dei punti all’ordine del giorno era il cosiddetto “The Development of eSports”. A sua volta questo è stato suddiviso in quattro segmenti che sono stati riassunti nella notizia originaria ma che per completezza vi riproponiamo tradotti dall’inglese.

Il vertice ha discusso il rapido sviluppo di ciò che si chiama “eSports” e l’attuale coinvolgimento di vari settori del Movimento Olimpico. Il Vertice ha convenuto che:

  • “Gli eSports” stanno mostrando una forte crescita, soprattutto nell’ambito dei giovani in diversi Paesi e possono offrire una piattaforma per l’impegno con il Movimento Olimpico.
  • Gli eSports competitivi potrebbero essere considerati un’attività sportiva: gli attori coinvolti si preparano e si allenano con un’intensità che può essere paragonabile a quella degli atleti degli sport tradizionali.
  • Per essere riconosciuto dal CIO come uno sport, il contenuto degli “eSports” non deve violare i valori olimpici.
  • Un ulteriore requisito per il riconoscimento da parte del CIO deve essere l’esistenza di un’organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del Movimento Olimpico (anti-doping, scommesse, manipolazione, ecc.).

Il vertice ha chiesto al CIO insieme con GAISF in un dialogo con l’industria del settore e con i giocatori per esplorare ulteriormente in modo da poter riunire le parti interessate del movimento olimpico a tempo debito.

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La mia sugli eSports ai Giochi Olimpici, il CIO ipocrita? Dite vero?

Da qualche giorno si è tornati a parlare di eSports ai Giochi Olimpici. Per la precisione a partire dal 2024, in corrispondenza con i Giochi di Parigi. Il motivo è presto detto, come si legge dal web, il CIO (il Comitato Olimpico Internazionale) ha aperto a questa possibilità che arriverebbe anche in tempi relativamente brevi, ma ha chiuso la porta ai videogiochi violenti.

Competizioni su Pc e (o) console ok, ma non titoli come, ad esempio Call of Duty, Dota ed altri giochi ritenuti violenti per presenza di morti e distruzione.

Qualcuno – riporta Tom’s Hardware Italia – ha visto dell’ipocrisia in questa presa di posizione perché nel programma olimpico esistono la scherma, le arti marziali, la boxe o (aggiungiamo noi) il tiro a volo, lo skeet, la carabina, nonché il tiro con l’arco e si è citato anche il rugby, “lo Sport bestiale giocato da gentiluomini”, come è solito etichettare questo gioco con la palla ovale.

Da sportivo nato, ed appassionato non posso che dissentire da questa affermazione quanto meno superficiale. Il motivo è presto detto: ma come fate a paragonare un Call of Duty o un Dota o ancora un Doom o un Quake Champions alla scherma? E se si dovesse fare il paragone con le discipline che prevedono l’utilizzo di armi da fuoco, ricordo sempre che le si usa in una gara di abilità senza violenza abbattendo piattelli o dischi. Cosa ci sia di violento proprio non riesco a comprenderlo.

Anziché tacciare di ipocrisia il CIO per questi motivi (magari potrebbero essercene altri ma ben diversi da questo), proporrei ai signori organizzatori di competizioni eSports di rimboccarsi le maniche per fare una proposta più concreta al Comitato Olimpico Internazionale anche in tempi brevi perché nel 2019 sarà ratificata la lista degli sport a cinque cerchi ed allo stato attuale, nonostante l’apertura, non si saprebbe cosa fare.

Se si vuole offrire una chance agli eSports come disciplina unica o multi-disciplina inserita nel programma a Cinque Cerchi, si potrebbe tranquillamente dare spazio ad altri giochi non violenti e non necessariamente riproposizioni degli sport classici su Pc e su console. Del resto i vari fps e moba di spicco hanno già le loro kermesse internazionali con tanto di montepremi in denaro da fare invidia ai maggiori tornei di tennis o di golf.

La mia umile idea sarebbe piuttosto quella di unire 5 o più giochi diversi ed unirli come si fa col Pentathlon moderno o unirne di più se si volesse pensare all’Eptathlon o al Decathlon.

Prendere dai 5 ai 10 videogiochi da proporre universalmente al programma Olimpico per l’assegnazione delle medaglie.

Possiamo anche accettare il fatto che un FIFA, un NBA 2K, possano essere comunque considerati in questo lotto di discipline (copiando gli sport reali non ci sarebbe nulla di male ma a quel punto forse sarebbe meglio proporre Giochi Olimpici eSports separate da quelle tradizionali, ndr), ma vedremmo bene anche un Hearthstone, o un Mario Kart (proprio per non lasciare fuori nessun produttore hardware) o anche Splatoon 2 che è si uno sparatutto ma non offre il fianco al discorso violenza visto che sembra più una sfida di paint-ball dove i giocatori-atleti si sparerebbero addosso vernice. Un gioco molto colorato e con personaggi che non hanno un aspetto particolarmente aggressivo. Ed anche Rocket League potrebbe rientrare nel lotto con milioni di utenti attivi da tutto il mondo. E perché non l’inossidabile Tetris? 

Hearthstone cooperativa
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rocketleague_01
Go4 Splatoon 2
nba2k17
Fifa 18 KIRKLEES STADIUM

La mia è solo un’idea e non perché voglia fare il buonista o l’ipocrita. Lungi da me. Ma semplicemente perché il concetto di sport non ammette violenza gratuita. Le arti marziali in quanto tali hanno un loro codice, loro regole e soprattutto nelle competizioni olimpiche, se uno dei due contendenti sanguina, si sospende subito la contesa per le cure necessarie. Se la situazione non migliora si decreta un vincitore.

Ma dire al CIO che sia stato ipocrita e additare la presenza del rugby, Sport rude ma non cattivo e che tanto fair play insegna ad altre discipline, è proprio ingiusto ed anche in cattiva fede.

Le lame di sciabola, fioretto e spada non hanno mai ucciso nessuno… se uno gioca a qualche fps può anche trovarsi la Swat in casa perché l’avversario sconfitto e frustrato dà il falso allarme alle forze speciali e queste intervengono. E’ capitato. E questo non è ipocrita… è peggio!

Thomas Bach

Concordo, infine, con Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale. Si legge da Thom’s Hardware Italia che ha riportato a sua volta uno stralcio dell’intervista al South China Morning Post:

“Vogliamo promuovere la non discriminazione, la nonviolenza e la pace tra le persone. Questi principi non coincidono con i videogiochi che trattano violenza, esplosioni e uccisioni. Vogliamo tracciare una linea ben chiara sull’argomento”.

Non vedo nulla di ipocrita ricordando, infine, che i Giochi Olimpici ai tempi dell’Antica Grecia servivano per stipulare lunghe tregue dalle guerre. 

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